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Paragrafo 2 . La nascita della scienza moderna.

     
Nel corso del diciassettesimo secolo si verifica un fenomeno che ha
indubbiamente  i caratteri della novit. Una novit i  cui  effetti
hanno  un riscontro immediato nella rapida trasformazione del mondo
occidentale:  si  pensi  che  tra la  morte  di  Giordano  Bruno  e
l'invenzione  dell'aeroplano intercorre lo stesso spazio  di  tempo
che  separa  Epicuro  da Seneca e addirittura meno  della  met  di
quello  che  separa  Agostino di Ippona  da  Tommaso  d'Aquino.  La
Rivoluzione  scientifica(6) e la Rivoluzione  industriale,  che  da
essa  scaturisce, hanno cambiato, insieme a molti altri aspetti,  i
ritmi  della storia dell'uomo, che, dopo essersi mosso per millenni
a  piedi  o  a  cavallo, nel corso di pochi decenni    riuscito  a
costruire macchine capaci di portarlo nello spazio interplanetario.
     Quindi  senza dubbio sono stati introdotti elementi di  novit
nel  pensiero  umano; si tratta, ora, di vedere se questi  elementi
sono sufficienti per poter parlare di rivoluzione e di che tipo  di
rivoluzione si tratti.
     
La Natura e l'esperienza.
     
Tutta  la  storia  della filosofia occidentale  caratterizzata  da
ricorrenti riferimenti alla Natura (Physis) e all'esperienza,  cio
ai dati sensibili: si pensi all'atomismo e ad antichi filosofi come
Empedocle e i cosiddetti fisici ionici. La riduzione del  Tutto  ad
elementi naturali, come abbiamo avuto occasione di dire pi  volte,
non  mette  comunque  in  discussione il concetto  di  Essere  come
totalit conoscibile, e le sensazioni, cio l'esperienza,  sono  il
mezzo  per arrivare alla conoscenza del Tutto. Resta inalterata  la
convinzione che esista una Realt, di cui l'uomo fa parte - ma  che
gli  anche esterna, indipendente da

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lui -, che pu essere conosciuta attraverso una serie di operazioni
dei sensi e della mente.
     La  natura,  con  le  sue leggi eterne,  non  si  oppone  alla
conoscenza  degli  uomini,  un libro che  tutti  possono  leggere,
basta  conoscere la lingua con cui  stato scritto;  molto  spesso,
gli  antichi non si sono limitati a leggere quel libro, ma lo hanno
interpretato  in  maniera  arbitraria:  sovrapponendovi   le   loro
opinioni - denunciava Bernardino Telesio - hanno descritto un mondo
conforme ai loro desideri e alle loro opinioni.
     La  scienza  moderna rifugge le opinioni -  considerando  tali
anche   quelle  verit  che  nei  sistemi  filosofici  tradizionali
risultavano   o   slegate  dall'esperienza   o   un'interpretazione
arbitraria dei dati sensibili - perch si attiene rigorosamente  ai
dati dell'esperienza. Questo  uno dei princpi - non certo l'unico
-  che  si affermano tra gli scienziati e i filosofi a partire  dal
secolo  diciassettesimo. Ed  un principio con aspetti  sicuramente
rivoluzionari: esso infatti implica il rifiuto della filosofia come
sistema. Infatti gli "errori" del passato si sono verificati quando
i  sapienti, filosofi e scienziati, hanno collegato tra loro i dati
dell'esperienza in maniera artificiosa e li hanno  inseriti  in  un
sistema che presumeva di descrivere il Tutto; cos i giudizi  sulle
cose  si  sono  trasformati in pregiudizi (idola,  come  li  chiama
Francis Bacon).
     Accanto a questo nuovo principio sopravvive una concezione del
sapere,  come  accumulazione e catalogazione di dati, che  proviene
dal  passato:  essa  sta  alla base di una scienza  sostanzialmente
descrittiva  e  catalogatoria, che pu  bene  essere  esemplificata
dalle   ricerche  di  Carlo  Linneo(7).  Il  sapere  pu   crescere
indefinitamente  dal punto di vista quantitativo, cio  del  numero
dei dati e delle informazioni, ma difficilmente pu produrre novit
sul  piano  qualitativo.  Una  volta individuato  il  criterio,  ad
esempio,  di  classificare le piante in base alla  loro  morfologia
(forma),  ogni  nuova pianta scoperta trova il  proprio  posto  nel
nostro  catalogo, lo arricchisce e, con esso, arricchisce la nostra
conoscenza,  ma  non  ci consente di scoprire nuovi  aspetti  della
struttura e del funzionamento delle piante.
     
La Natura e l'esperimento.
     
L'esperimento  cosa diversa dall'esperienza: mentre la  seconda  
semplice  osservazione  della natura e registrazione  di  dati,  il
primo implica che lo scienziato "interroghi" in maniera metodica la
natura  per avere risposte a domande che egli pone. Ma,  per  porre
domande,   necessario formulare congetture e ipotesi e individuare
il  linguaggio  con  cui rivolgersi alla natura:  la  risposta  che
cerchiamo,  infatti, non  immediatamente evidente all'osservatore,
che vuole conoscere non solo "che cosa" succede, ma anche "come"  e
"perch".  L'enorme quantit di dati sui moti degli astri  raccolti
da Copernico non  in grado, da sola, di indicare la struttura e le
leggi che regolano quei moti.

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     Se  pensiamo che la pura e semplice osservazione ha confermato
teorie   scientifiche  che  si  sono  dimostrate   "errate",   come
l'astronomia  tolemaica, dobbiamo concludere, con Alexandre  Koyr,
che   l'esperienza   non  ha  svolto  un  ruolo  importante   nella
costruzione della scienza moderna, e, se l'ha svolto,    stato  un
ruolo  negativo,  che  ha  rappresentato  un  "ostacolo"(8).   Solo
l'esperimento  ha  reso  possibile la grande  svolta  metodica  del
diciassettesimo secolo.
     Per  l'introduzione  dell'ipotesi e  della  congettura  dello
scienziato,  cos  come  accade con Galileo,  pu  far  correre  il
rischio  che ricompaiano nella ricerca scientifica la metafisica  e
la  filosofia  sistematica dalla quale ci si  voleva  liberare:  le
risposte  della  Natura  possono essere determinate  dalle  domande
dello  scienziato che, in un certo senso, pu far dire alla  Natura
ci che egli vuole e farle parlare la lingua che lui ha scelto.
     La  Natura pu rispondere in termini matematici a Galileo  che
la interroga con linguaggio matematico, cos come aveva risposto in
termini magici, alchemici o astrologici ai maghi, agli alchimisti e
agli astrologi che l'avevano interrogata.
     L'esperimento, come la rivoluzione, presuppone la preesistenza
di  una idea o ipotesi di quello che si vuole cercare o realizzare.
L'esperimento,  come vedremo pi avanti parlando di Galileo,  nella
sua  concretezza,  fondato sull'induzione, ma non pu  prescindere
anche  da un processo deduttivo. Solo presumendo che la Terra ruoti
intorno al Sole  possibile procedere a una serie di calcoli  e  di
esperimenti fisici che verifichino questa ipotesi.
     In  questo  sta  la chiave - e anche la contraddizione  -  del
carattere  rivoluzionario della nascita della scienza moderna,  che
trae origine dalla lotta contro la metafisica, e al tempo stesso fa
rivivere  la metafisica al suo interno. Emanuele Severino usa,  per
spiegare questo passaggio, l'immagine suggestiva e drammatica della
madre  (la  filosofia)  che  muore di parto,  dando  alla  luce  la
scienza: "Tutti i parti sono dolorosi. A volte la partoriente muore
dando  alla  luce  la  propria creatura. La nascita  della  scienza
moderna viene comunemente interpretata come un distacco traumatico,
una  separazione  violenta  della scienza  dalla  filosofia.  Ed  
certamente   difficile  contestarlo.  Ma  il  difetto   di   questa
interpretazione  di non avere occhi per i dolori del parto  e  per
la  morte  della partoriente, facendo cos perdere  di  vista  che,
innanzitutto,  ci  con cui si ha a che fare  un  parto,  dove  la
partoriente,  anche se soffre e muore, consegna la propria  essenza
al nuovo essere per il quale essa muore, ma nel quale tuttavia essa
sopravvive"(9).
     
Perch la Rivoluzione scientifica?
     
Nulla  avrebbe impedito a Copernico e Galileo di formulare le  loro
ipotesi  e  realizzare  i  loro  esperimenti,  se  fossero  vissuti
immediatamente  dopo  Euclide e Tolomeo,  ad  esempio  nel  secondo
secolo dopo Cristo. E' quanto afferma, un po'

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paradossalmente,  Alexandre Koyr(10). Perch, allora,  la  scienza
greca si  fermata e tra gli scienziati dell'et alessandrina e  la
nascita  della  scienza moderna intercorre un intervallo  di  tempo
cos lungo? Perch la scienza moderna, per riprendere l'immagine di
Severino, nasce da una madre pi che millenaria?
     Per  potersi  affermare  la  scienza  moderna  ha  bisogno  di
liberarsi  da  una  "concezione  sacerdotale  del  sapere"(11):  ha
bisogno  di un grande movimento eretico(12), non come quello  delle
eresie  antiche o medievali, ristrette a piccoli gruppi, e comunque
destinate  ad  essere sconfitte. La Rivoluzione  scientifica  nasce
subito  dopo  le grandi eresie del sedicesimo secolo  che  dividono
l'Europa  e alimentano lunghe e sanguinose guerre di religione,  ma
che stimolano d'altra parte un approfondimento teorico, un'indagine
delle nuove dottrine, un confronto costante con le nuove concezioni
del  sapere e della scienza. Le grandi eresie del sedicesimo secolo
dimostrano  la  possibilit di mettere  in  discussione  la  Verit
dogmatica, di sottrarsi all'autorit costituita, di affermare nuovi
punti di vista.
     Gli eretici, ovviamente, si muovono sul piano religioso, che 
terreno  metafisico per eccellenza, e il loro bisogno   quello  di
ricostruire la Verit, ma sono costretti a ricostruirla al di fuori
e  contro la certezza del dogma; il loro percorso  tutt'altro  che
facile  e lineare: Lutero  angosciato dal dubbio. Per un  uomo  di
Chiesa il dubbio pu apparire come il pi grave dei peccati: come 
possibile  dubitare di fronte alla luminosa certezza  della  Verit
rivelata?
     La  Verit  degli  eretici verte per sullo  stesso  contenuto
della  Verit della Chiesa ufficiale; l'oggetto della loro ricerca,
o  meglio  della loro fede e del loro amore,  lo stesso su  cui  
cresciuta e si  rafforzata la Chiesa di Roma: Ges Cristo morto in
croce.  Quella degli eretici riformatori con la Chiesa  non    una
polemica   come   quella  tra  aristotelici  e  platonici   o   tra
materialisti e idealisti. I diversi sistemi filosofici,  accomunati
dallo  stesso  obiettivo, hanno potuto contrapporsi,  e  convivere,
parlando  lingue  diverse e riferendosi ad oggetti diversi;  invece
Lutero  e  la  Chiesa  di  Roma parlavano la  stessa  lingua  e  si
riferivano allo stesso oggetto.
     Gli  eretici rappresentano la possibilit di mettere in dubbio
la  Verit  dall'interno: Giordano Bruno -  ci  sia  consentito  di
ricordarlo  ancora  una  volta - non costruisce  un  nuovo  sistema
filosofico,  esterno  e parallelo ai sistemi  esistenti  (cosa  che
poteva  anche essere tollerata), ma cerca di scardinare  il  sapere
filosofico dal suo interno, lo vuole mandare in frantumi,  come  ha
fatto  con il cielo di cristallo delle stelle fisse: questo  non  
accettabile, ed egli viene condannato come "eretico impenitente".
     Finch  alla  certezza  di  una verit  si  contrappone  o  si
affianca  la  certezza di un'altra verit si pu avere  l'illusione
del confronto, perch non si mettono in discussione i presupposti e
i fondamenti che sono comuni - come
     
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     denuncia  Francis  Bacon - a tutta la filosofia;  quando  alla
certezza, a qualsiasi certezza, si oppone il dubbio e la volont di
distruggerla dalle radici, il confronto non  pi possibile: si  ha
lo scontro, la rivoluzione.
     Pu  darsi  poi  che  i  dubbi che hanno generato  lo  scontro
violento  lascino  il posto a nuove certezze(13),  che  la  scienza
moderna,  come abbiamo detto, faccia rivivere in s la  metafisica,
che  il  figlio, che per nascere ha provocato la morte della madre,
crescendo le assomigli sempre di pi.
